Pubblicato in: Pensieri sottoforma di post

Alle nostre coscienze

Qualche mese fa un giovane profugo gambiano si è suicidato gettandosi nel Canal Grande a Venezia: le motivazioni restano ignote, ma i giornali ipotizzavano che il gesto avesse a che fare con la disperazione di un permesso di soggiorno revocato. Esiste un filmato: qualcuno ha avuto il tempo di riprendere la morte di un uomo in diretta _ con tanto di schiamazzi di scherno in sottofondo _ ma non di aiutarlo a salvarsi.

Un episodio? Forse. Sicuramente è la metafora cinica e deprimente dell’Europa di oggi, che preferisce restare a guardare il continente africano e le sue genti affondare lentamente, come se tutto questo non la riguardasse affatto.

Si dice che per comprendere il presente bisogna conoscere il passato: dunque è possibile spiegare in parte il fenomeno dei migranti che sbarcano sulle coste _ e sulle coscienze _ europee anche attraverso la conoscenza di ciò che è stato. Tuttavia, se consideriamo l’Italia, non sembra che le cose stiano esattamente così.

Solo da pochi decenni abbiamo saputo che in Africa i nostri connazionali si sono macchiati di ogni genere di crimine durante il colonialismo, eppure tuttora non esiste una vera e propria presa di coscienza in proposito da parte della maggioranza degli italiani.

Non c’è niente da fare: finché a livello popolare mancherà un processo di revisione critica del nostro passato coloniale, la morte di un uomo _ straniero, rifugiato, migrante, ma pur sempre un uomo _ nell’indifferenza generale sarà un evento destinato purtroppo a ripetersi.

 

(In alto, una barca giunta a Lampedusa nel 2014 con nove persone a bordo; la foto è stata scattata da me lo scorso aprile di fronte alla Basilica di Assisi, dove è stata posta come monito)

7 pensieri riguardo “Alle nostre coscienze

  1. purtroppo c’è un razzismo manifesto e quello subdolo, quest’ultimo credo sia il più diffuso, non è vocalmente manifestato ma continua a fare molti danni mediante indifferenza e menefreghismo; chissà se prima o poi ci si renderà conto di essere tutti quanti esseri umani “vittime di questo mondo” (come diceva De Andrè)

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    1. L’indifferenza è molto più diffusa di quanto si pensi. Se poi si considerano i vari “ma” al termine di frasi come “non sono razzista, MA”, non so quanti tra noi si possano davvero definire “vaccinati” contro l’intolleranza…
      P.S. Grazie per avere condiviso il post, davvero 😊

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  2. L’ha ribloggato su Il Canto delle Musee ha commentato:
    il razzismo purtroppo può essere manifesto o subdolo, quest’ultimo credo sia il più diffuso, non è vocalmente dichiarato ma continua a fare molti danni mediante indifferenza e menefreghismo; chissà se prima o poi ci si renderà conto di essere tutti quanti esseri umani “vittime di questo mondo” (come diceva De Andrè)

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