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De trucchibus

Non amo truccarmi.

Rossetti e ombretti sono solo oggetti misteriosi che “arredano” le mensole della stanza da bagno. Puntualmente mi sono regalati e puntualmente finiscono abbandonati in qualche scatolina o trousse.

Ok, ogni tanto faccio uno strappo alla regola: nelle occasioni importanti uso un po’ di mascara e un filo di matita per gli occhi, lo ammetto. Poi ripongo gli “arnesi” nel dimenticatoio e vivo felice lo stesso… almeno finché, dopo MESI, non ne ho di nuovo bisogno e 1) non li trovo; 2) li trovo e scopro che sono scaduti e/o rovinati.

Sì, è uno spreco… non di trucchi – i negozi di cosmetici devono pur tirare avanti, anche se con me cascano male –, ma di tempo.

Chi me lo fa fare di alzarmi prima la mattina per imbellettarmi quando posso impiegare quell’ora e più ronfando? Ammiro le ragazze che ne sono in grado. Sul serio, siete stoiche. Tuttavia non siete me, che la mattina ringhio e saluto maledicendo l’intero sistema solare.

Ergo, rassegnatevi e lasciatemi dormirezzzzzZZZzZzZzZzZzZzZ

P.S. L’immagine di questo post è tratta dal blog Carote e cannella di Elena Triolo, superbrava.

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Posta!

E va bene: i social, le mail e le chat trasmettono foto e video in tempo reale in quasi ogni parte del globo (non inteso come servizio di vigilanza).

Ma volete mettere la bellezza di una cartolina scritta a mano, scelta appositamente per una persona, con un francobollo particolare, ecc.?

Sarà pure stato uno sbattimento, lentissima la consegna della posta (forse è ciò che rimpiango meno)… a me però un po’ mancano, quei nostri saluti in formato cartaceo.

Baci e buona fine d’agosto,

M.

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Stato, dove sei?

“Zona rossa”, Vauro

Scandalizzarsi per ciò che sta accadendo in Turchia significa non aver dimenticato i fatti del G8 di Genova. Impossibile.

Nei giorni del ricordo dell’assassinio di Carlo Giuliani e del massacro alla scuola Diaz del 2001, il nostro parlamento – volutamente scritto con la “p” minuscola – rinvia a data da destinarsi la discussione del ddl sul reato di tortura.

E, intanto, secondo la “giustizia” italiana Stefano Cucchi si è ucciso da solo.

(Da un mio breve post “effebì”, 20 luglio 2016)

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