Pubblicato in: Pensieri sottoforma di post

Fermo. Come il mio Stato.

Penso e leggo cose a proposito dei fatti di Fermo da giorni.

Sono rimasta profondamente colpita dalle reazioni di una certa classe politica che, non paga di fomentare il clima d’odio contro i disperati che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste, non ha avuto nemmeno la dignità di tacere. Il silenzio non esiste in quest’epoca di social, dove tutti hanno la possibilità di dire ciò che pensano, il più delle volte ignorandone portata ed effetti.

Violenza, disprezzo e razzismo non hanno un’origine casuale. Non sono figlie di una battuta infelice, di una testa calda, di una ragazzata: sono frutto della nostra società, siamo noi.

Certe idee, certi pensieri xenofobi serpeggiano da sempre in questa Italia dalla memoria corta: non furono una fatalità le leggi razziali del 1938, gli scienziati e i difensori della purezza della razza. Il mito degli “italiani brava gente” resta solo un mito, è bene dirlo: il nostro non è stato un colonialismo dal volto umano, aperto e tollerante. A tal proposito basterà ricordare un nome e un cognome, Rodolfo Graziani, denominato “il macellaio” durante gli anni della riconquista della Cirenaica, a cui di recente è stato pure dedicato un mausoleo coi finanziamenti pubblici. Serve altro?

In sostanza, l’Italia non è nuova a questi fenomeni: il suo è un background tale da rappresentare terreno fertile per una nuova diffusione delle idee razziste. Cosa che, col riaffacciarsi dei nazionalismi sulla scena europea in tempi di crisi, sta già accadendo.

Ecco che i populisti ricompaiono a indicare il capro espiatorio di tutta la frustrazione e il malessere sociale. E quale migliore colpevole dello “straniero”, nel continuo protrarsi di una lotta tra poveri?

Emmanuel Chidi Namdi era fuggito dalla Nigeria di Boko Haram. Massacrato a calci e pugni per aver difeso la propria compagna, vittima di insulti razzisti, ha trovato la morte in Italia per mano di un italiano. Assurdo ma vero.

Il mio pensiero va alla vedova, Chimiary: perdonaci, se puoi.

Siamo tutti colpevoli. Ogni volta che non ci indigniamo per episodi del genere o che lasciamo correre le parole cariche di odio di certi leader politici siamo complici. Quando ci voltiamo dall’altra parte, quando diciamo “poteva capitare”, quando discolpiamo il carnefice perché “era un ultrà”… i primi a dover cambiare siamo noi.

Ribellarsi a questa mentalità è un dovere. E lo dobbiamo a ogni Emmanuel che su un barcone guarda a questo paese, bello e dannato, come fosse la Terra promessa.

13 pensieri riguardo “Fermo. Come il mio Stato.

  1. -Certe idee, certi pensieri xenofobi serpeggiano da sempre in questa Italia dalla memoria corta: non furono una fatalità le leggi razziali del 1938, gli scienziati e i difensori della purezza della razza. Il mito degli “italiani brava gente” resta solo un mito, è bene dirlo: il nostro non è stato un colonialismo dal volto umano, aperto e tollerante. A tal proposito basterà ricordare un nome e un cognome, Rodolfo Graziani, denominato “il macellaio” durante gli anni della riconquista della Cirenaica, a cui di recente è stato pure dedicato un mausoleo coi finanziamenti pubblici. Serve altro?-
    brva …sei chiarissima, un post che mi è piaciuto molto. ciauuuu

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  2. Complimenti! Bellissimo post! Hai detto in modo chiaro e in poche righe tutto quello che andava detto… al contrario della stampa ufficiale che da giorni sbrodola pagine e pagine di articoli pur di non dire che siamo un paese di razzisti

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  3. Ingrao scrisse un piccolo libretto Indignarsi non basta!

    Poi dirò qualcosa di impopolare ma io non mi sento affatto colpevole dei misfatti di un individuo la cui incultura non mi appartiene e aggiungo che battersi il petto è un modo un po’ ipocrita di salvarsi l’anima!
    Colpevoli sono le istituzioni che non sanno gestire e spesso fomentano rabbia e in questo caso razzismo!

    Sherasenzasesenzama

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    1. Se all’indignazione segue l’azione e non l’indifferenza, non c’è affatto ipocrisia nel chiedere scusa.
      Le istituzioni e una certa classe politica fomentano anche il clima di rabbia e intolleranza, certo. Tuttavia riflettono le idee di chi li ha eletti, non sono lì per caso: a mio avviso è nella società (in)civile che deve avvenire il cambiamento, partendo dal basso, dalla scuola, dalla cultura, da un’educazione civica, dall’insegnamento del rispetto, che uno vale uno. Magari così potranno nascere elettori ed eletti migliori degli attuali.
      Un saluto

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      1. Ti ricordo che questo è il terzo Governo non eletto da noi. Il come vengono stanziati i fondi, fatte rispettare ogni persona (Onorevole Borghezio in fondo ha ‘solo’ dato dell’orango ad una Ministra del suo Governo) è compito sì del singolo ma della collettività.
        Gli elettori ci sarebbero pure, ed io mi sento tra questi, manca la classe politica da votare a da vent’anni almeno è stato uno scegliere al meno peggio.
        Non ho soluzioni naturalmente.
        sheràbientot

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      2. In parlamento c’è comunque gente eletta da noi, purtroppo non si può obiettare. Sul votare il meno peggio delle liste bloccate niente da dire, purtroppo è stato così. Ma i politici non sono alieni, marziani… sono comunque cresciuti in questa società, ne sono anch’essi il risultato… alcuni un pessimo risultato, a dire il vero.
        Un abbraccio, è sempre molto stimolante confrontarsi con te.
        E dico sul serio 😘

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