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Gli ultimi minuti del compito in classe

“Mal comune mezzo gaudio”, si dice.

In realtà, gaudio a parte, per lei era sempre stato così.

Sapere che qualcuno si trovasse nella sua stessa situazione, con i medesimi problemi, le donava la capacità di affrontare le difficoltà con maggiore tranquillità. Non gioiva delle sventure altrui, ci mancherebbe, ma rendersi conto di non essere la sola a combattere contro quelle che considerava le sue stesse sciagure costituiva motivo di enorme consolazione.

Ad esempio, durante il liceo, se alla fine del tempo a disposizione per un compito si fosse accorta di essere più indietro degli altri, si sarebbe imbrogliata in una fitta rete di panico rimanendone invischiata. Se invece non fosse stata l’unica in tale condizione, sarebbe riuscita a procedere senza pensare allo scorrere veloce dei minuti, ma solo concentrandosi sul risultato.

E adesso? Adesso è a un punto della sua vita paragonabile all’ultima ora di un tema in classe. Tutti i compagni stanno ricopiando il testo in bella mentre lei non ha scritto che poche righe. Nessuna tra le persone che frequenta è ridotta così, nessuno sguardo di conforto in cui riconoscersi: eppure ha passato l’esistenza sui libri per prepararsi, proprio come chi le sta intorno. Piano piano il fiato si spezza e si sente morire: tuttavia è ben consapevole che non accadrà, ma invece di esserne sollevata ne è terrorizzata.

Ovvio, sa perfettamente che sopravvivere equivarrà a ritrovarsi priva di appigli sul bordo di un baratro, tentando di dare anche a se stessa spiegazioni che non ha. Allora si vedrà riflessa in occhi non suoi e dovrà scoprirsi per come appare _ strana e ridicola _ e non per come è _ impaurita e spaventata _, incapace di trovare una soluzione razionale per uniformarsi al resto del mondo.

Cosa fare? Fuggire, certo, e nascondersi alla realtà che impone continue competizioni, paragoni. Oppure accettarsi per come si è, nel suo caso un groviglio di emozioni bisognoso di consenso e approvazione, comprensione e una pacca sulla spalla.

Lei ha scelto di non scegliere però, restando impantanata a rimuginare le stesse cose, pensando ancora a come giustificare col professore e con i compagni il suo foglio vuoto, a come fuggire dai loro sguardi altrimenti fondamentali. Senza preoccuparsi di esserci, qui e ora, e di sfruttare il tempo che le resta per tentare di recuperare minuti diventati anni perduti, passati alla finestra da spettatrice di storie altrui.

 

 

 

In alto, una mia foto con vista del monte Gomito, Abetone (PT).

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