Pubblicato in: Pensieri sottoforma di post

Le faremo sapere

Non ci si abitua mai ai Centri per l’impiego.

Non ci si abitua mai alla disperazione che vi aleggia e alla rassegna di varia umanità che, suo malgrado, li frequenta.

Mi iscrissi a quello più vicino anni fa, una volta laureata, per avviare un percorso di stage: avevo già considerato che trovare un lavoro sarebbe stato molto duro, ma non immaginavo ancora quanto.

Erano gli anni in cui chi ci governava non mostrava la benché minima comprensione della crisi in cui l’intero sistema mondiale era precipitato: in fondo “i ristoranti [erano] sempre pieni”.

Tuttavia, a giudicare dalla folla che si incontrava _ e, ahimè, si incontra _ in fila agli sportelli, gli unici locali a essere realmente sempre pieni erano solo i centri, luoghi letteralmente straripanti di persone.

Con gli anni ho imparato a riconoscere, in mezzo alla folla, i miei simili. Un ragazzo fresco di laurea si nota subito dalla stragrande quantità di carte che si porta dietro _ in genere curricula freschi di stampa _, nonché dall’aria speranzosa impressa in faccia. La disoccupazione esiste, lo sa, però fino ad allora non è stata niente di più che qualche dato ISTAT pronunciato al telegiornale dell’ora di cena.

Da quel momento delle cifre aride si materializzano in una vita totalmente diversa dalla precedente, scardinando la personale idea di futuro. Le giornate sono scandite dalla ricerca di offerte lavorative, dall’invio di candidature spontanee e la consegna a mano dei cv, che piano piano si mostrano in tutta la loro inutilità. Ci si sente persi.

“Le faremo sapere”, “no, grazie”, “non abbiamo bisogno ma la terremo in considerazione” sono le risposte più gentili ricevute. Risposte che tardano ad arrivare o non arrivano affatto. E intanto passano mesi e anni fatti di vita precaria, di offerte di tirocini (gratuiti, per lo più) e poco altro: dici no? Sei choosy. Accetti? Ti svendi.

E si torna al Centro per l’impiego _ che poi l’impiego sembra lo trovino solo quelli che ci lavorano _, dove chi disoccupato lo è ormai da tempo ha capito che non risolverà niente, ma non rinuncia. Un po’ perché non si sa mai, un po’ per incontrare altri nelle medesime condizioni e scoprirsi meno soli, ché di vita sociale non se ne fa poi molta.

Non ci si abitua davvero mai, però.

 

(In alto, l’immagine è tratta dalla pagina Facebook “The disoccupati”)

6 pensieri riguardo “Le faremo sapere

      1. Già. E a seconda della zona in cui ti trovi ti può capitare qualunque titolo tu abbia, anche dopo una laurea “di questo ci sarà sempre bisogno”.

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      2. Ecco. Come dico nel post “ci si sente persi”. Cambia la percezione della vita, del futuro, dei rapporti con gli altri. Ti senti privato come essere umano del tuo diritto a realizzarti ed essere felice. E non è giusto.

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