Pubblicato in: Pensieri sottoforma di post

Se questi sono uomini

Avevo promesso che non avrei parlato del “caso Anna Frank” e della vicenda che ha letteralmente invaso le pagine dei giornali negli ultimi giorni di questo ottobre sonnacchioso. Ho mentito.

Malgrado l’antisemitismo e i cori da stadio di stampo fascista e razzista non siano una novità, difficilmente ho provato il disgusto e la rabbia sentiti nel leggere che alcuni imbecilli hanno usato l’immagine della Frank per dimostrare disprezzo verso la squadra avversaria.

In realtà, ciò che davvero non riesco a mandare giù sono le giustificazioni ridicole _ e pericolose _ che alcuni hanno cercato di dare all’episodio. Sì, perché è preoccupante affermare che si è trattato di una “ragazzata” per motivare un atto vergognoso e vigliacco come quello appena successo, nel tentativo neanche troppo nascosto di sminuire un gesto che intendeva significare tutto tranne che una bravata.

E no, non basteranno una corona di fiori da parte della squadra di appartenenza degli ultras criminali, la lettura di una pagina del “Diario di Anna Frank” negli stadi o fare indossare ai giocatori una maglietta con la foto della sua autrice. Non basteranno a ripulire le coscienze e le reputazioni di individui che sputano sui valori dell’antifascismo, sulla loro miserabile esistenza e sul sangue della Resistenza. Lo stesso sangue, peraltro, che permette pure ai soggetti in questione di esprimersi liberamente.

Potremmo pensare che questo marciume gira attorno a una sola squadra, o che è proprio il mondo del pallone a funzionare così, in una sorta di tacita alleanza tra proprietà calcistiche e tifoserie, poiché cori razzisti, croci celtiche e via discorrendo si vedono senza grossi sforzi sugli spalti delle tribune ogni domenica.

In realtà i responsabili sono ovunque e, a volere essere sinceri fino in fondo, lo siamo anche noi: noi che tolleriamo lo stato di cose, che fingiamo si tratti di fatti isolati da ignorare per poi guardare oltre, mentre come un cancro si diffondono talune ideologie che contavamo sepolte e contro le quali confidavamo di essere vaccinati.

E allora è inutile adottare palliativi tardivi come quelli appena applicati: lo Stato dovrà sì punire sempre i colpevoli di atti del genere, ma dovrà soprattutto porsi delle domande, capire come sia stato possibile scendere tanto in basso. Poi sarà compito della società civile sobbarcarsi la responsabilità del cambiamento, di educare e insegnare la nostra Storia, spiegando ai futuri cittadini cosa è stato il fascismo e come sono nati i princìpi democratici alla base della Costituzione italiana.

Una volta in possesso degli strumenti per comprendere fino in fondo le sue parole, è all’interno delle scuole che occorrerà continuare a leggere la testimonianza della piccola Anna Frank, non dentro uno stadio per prendere pubblicamente le distanze dal solito gruppo di agitatori.

Un insieme piuttosto nutrito e organizzato, in verità, di individui violenti, negazionisti e fascisti che si comportano come fossero intoccabili: alcuni provano a nascondersi dietro un passamontagna e la fede calcistica, altri postano sui social loro foto col braccio teso, manco fosse un qualsiasi gesto privo di una precisa connotazione politica.

Altri ancora _ ed è questo il caso specifico _ si sono sentiti liberi di fischiare e dire “io non sono Anna Frank”, senza pensare che se non lo sono _ o meglio, non lo siamo _, è solo perché le nostre generazioni hanno avuto la fortuna di nascere dopo la guerra, di non sapere cosa significhi stare mesi e mesi nascosti e braccati in una soffitta di Amsterdam, per poi essere portati a morire in un campo di sterminio assieme alla propria famiglia.

Dove sono dunque rispetto e memoria? Certo non nelle parole e nelle azioni di questi “uomini”, ma nemmeno nelle iniziative degli enti chiamati in causa per metterci una pezza, andiamo. Saranno nei tribunali? C’è da augurarselo, seppure i precedenti non facciano ben sperare.

Al momento sono senza ombra di dubbio solo nelle parole di una bambina, che in tempi molto più bui dei nostri riusciva a scrivere:

Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora.

2 pensieri riguardo “Se questi sono uomini

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