Pubblicato in: Pensieri sottoforma di post

E celiachia fu

La diagnosi di celiachia arrivò – inaspettata – nel dicembre 2010.

Non manifestavo sintomi o malesseri particolari, avevo fatto i dovuti accertamenti solo per la soddisfazione di smentire chi collegava il mio pallore lunare – e una leggerissima carenza di ferro, in verità – all’assunzione di glutine.

Come si può intuire, non presi benissimo l’esito degli esami: ci sarebbero voluti anni prima che mi rassegnassi alla novità. Malgrado ciò, con la solita testardaggine che mi contraddistingue, iniziai la dieta subito. Subito dopo le festività natalizie.

Ricordo bene quei giorni. Mangiando come se non ci fosse un domani, cercai di godermi gli ultimi momenti di pastasciutte, dolci, tortellini, panettone, pandoro e quanto mi fosse capitato sottomano.

Sembravo l’orchestrina del Titanic nella sua ultima ora di vita: piena di felicità, mi ingozzavo come un tacchino mentre pensavo che da lì a poco avrei patito la fame – neanche fossi dovuta partire per l’Isola.

Ingurgitato anche l’ultimo dolce della calza della befana, arrivò il sette gennaio, e mi svegliai da questo stupendo sogno mangereccio senza nemmeno avvertire il bisogno di una lavanda gastrica.

Maledettamente ligia al dovere, intrapresi il mio nuovo percorso alimentare. Percorso a ostacoli, almeno in principio: non avevo la minima idea che il glutine fosse ovunque. Non solo in pane, pasta, dolci, ma anche negli affettati, surgelati e in tutti quei cibi che la contaminazione rende off limits. Ma sant’Iddio – come direbbe Bonolis –, nessuno mi aveva detto che sarebbe stato tanto complicato!

Sbagli su sbagli – tuttora ne faccio, sia chiaro –, ho cominciato a orientarmi meglio e non rendere ogni pasto una missione impossibile. Almeno a casa.

Fuori… beh, fuori è un “tantino” più difficile andare oltre i locali di fiducia. In caso di posti nuovi, è inutile negarlo, qualche problema c’è al momento di prendere le ordinazioni: ne ho viste di tutti i colori.

Ci sono i finti informati, quelli che «tanto celiaci e vegani so’ uguali»; quelli che mettono le mani avanti perché “se ti senti male, non sono responsabile”; i ristoratori che chiedono il grado di celiachia; i tizi che sanno tutto, ma alla fine ti portano il gelato in una cialda biscottata. E ci sono i “talebani”, che “siccome sei celiaca, allora meglio latte di soia, perché vedrai che sei intollerante anche al lattosio”. Eh, grazie.

In realtà sono intollerante solo a chi fa il fenomeno, e magari poi ti apostrofa come “ciriaco” o “ciliaco”.

Ah, quanti fenomeni ci sono in giro!

20 pensieri riguardo “E celiachia fu

  1. Ti capisco! È un problema che attualmente si sta manifestando su più persone. Inutile dire che non si possono dare consigli a caso e che ogni persona ha un proprio corpo con le sue caratteristiche. L’unica è affidarsi a chi ne sa davvero qualcosa e al buon senso, anche perché i cibi adatti costano un botto.

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  2. Ti capisco perché io sono intollerante al lattosio e ho scoperto che sta ovunque, anche nel pesce surgelato!!! Quello che ho capito è che dobbiamo pensare da soli alle nostre malattie. Non so per te come funziona, ma a me con gli inviti a pranzo/cena non si preoccupa nessuno dei miei disturbi. Quindi ho imparato a farmi valere da sola. Perché “vuole una pasta in bianco?” non lo voglio assolutamente come corno di scelta!

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      1. Io ho le pastiglie dietro, ma purtroppo sono viste come rimedio normale e comune e non come rimedio in extremis. Sei fortunata ad avere persone che pensano a questo problema. Ma è anche molto più grave del mio.

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