Pubblicato in: Pensieri sottoforma di post

Invitare a nozze

Arriva un momento nella vita in cui la maggior parte dei tuoi coetanei decide di sposarsi – loro, mica tu. Di solito avviene intorno ai trent’anni: a volte prima, a volte dopo.

Un bel – bello un corno – giorno capita che, mentre controlli la posta mangiando un ovetto Kinder – segno di grandissima maturità –, ti ritrovi sotto gli occhi una busta diversa dalle solite multe e bollette.

Pensi che non può essere quello che pensi. Che sì, i tuoi amici avevano parlato di matrimonio, ma tu non li avevi minimamente presi sul serio.

E invece – un minuto di raccoglimento – hai davanti l’invito. Panico.

L’amore è una cosa semplice cantava Tiziano Ferro. E grazie al cavolo, Tizia’: l’amore, mica una cerimonia. Ti è già andata di lusso nell’aver partecipato a pochi eventi del genere in vita tua – peraltro quasi tutti conclusisi con una separazione – e, alzando gli occhi al cielo, ritieni di poter gestire anche questa catastrofe.

La prima considerazione che fai, a dispetto del bene che vuoi – volevi – ai futuri sposi, è che la distanza tra te e la povertà si accorcerà. Parsimonia e matrimonio non fanno rima, però sai che non sarà la lista di nozze a toglierti il sonno e mandarti in rovina. Sarà l’abito!

E qui inizi a sudare freddo: fosse per te ai matrimoni si andrebbe in ciabatte e camicia di forza. Eh no, cara mia, dovrai metterti alla ricerca di una mise adatta all’occasione. E presto.

In fondo non sarà un’esperienza tragica. Se si escludono il total white – non sei la sposa – e il total black – non sei a un funerale –, quanti vestiti vuoi che rimangano? Abbastanza da mettersi le mani nei capelli. Capelli e mani che si traducono in estetista – che animale strano essere? – e parrucchiere – l’ultimo taglio l’hai fatto… no, non lo ricordi più quando.

A quel punto ti mancano una borsetta – hai solo valigie alla Mary Poppins, e il loro costo è inversamente proporzionale alla grandezza – e un paio di scarpe. No, non le ballerine alla Carla Bruni. Lei può, tu no. Ci vuole il tacco. Dodici. No, meglio dieci. Ok, otto e non ne parliamo più. Sai benissimo che tali décolleté torneranno nella scatola alla fine del D-Day e non vedranno più la luce causa vesciche e maledizioni varie.

A questo punto rileggi l’invito, con tutte le considerazioni di cui sopra.

«E se facessi finta di non averlo mai ricevuto?»

Accidenti ai sensi di colpa.

16 pensieri riguardo “Invitare a nozze

  1. Non ho visto alcuna menzione d’onore per il tavolo “amici” al ristorante dove l’argomento principe sono i figli, il matrimonio passato o futuro dei commensali e pur fingendo di essere così interessata da dedicare ORE alla lettura del menù, ogni discorso termina inesorabile con : “e a te quando toccherà?”……
    😐

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    1. Potrei suggerire di stordirsi con l’alcool a partire dall’aperitivo 😉
      In realtà per me il momento critico è quasi sempre precedente alla data delle nozze…
      Sarà che a domande tipo “quando ti sposi?” e affini sono abituata, che ti devo dire 😅
      P.S. Il menu dei matrimoni ormai si può annoverare tra i classici della letteratura, hai ragione 😂

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  2. Ho letto questo come primo dei tuoi post. Complimenti per lo stile con cui scrivi. Post azzeccato perché fatalità ho un matrimonio tra poche settimane. Non taglio i capelli da aprile 2015 e non sono mai contenta di abiti che acquisto. Ho provato a spulciare tra le cose di mia sorella, magari riciclando borse e scarpe. Vedremo…. 😉

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  3. 😂😂😂 e quando capita a quasi 45 anni, che non è né la classica età da matrimoni di amici, né quella da figli di amici….. Davvero tragico il che cosa mi metto!!! Guarda non potevi descrivere meglio quello che passa per la mia testa! Solo che io non posso tirarmi indietro in quanto testimone (onoratissima e davvero strafelice x il matrimonio tra l’altro!) ma competere con ragazze sotto i trenta e nonne sui 70….. È davvero dura!!! 😄

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